
Umberto Romaniello - http://umbertoromaniello.blogspot.com/


Anche questa serata è stata inutile. Il problema del centrosinistra è che per vincere bisogna saltare tre o quattro generazioni. Sono preoccupato per gli ultimi due interventi, di Rutelli e Fassino. Ci aspettavamo un'autocritica degli errori che hanno commesso. Invece la burocrazia che sta alle nostre spalle non ha capito nulla. Con questi dirigenti non vinceremo mai. Hanno mostrato scarso rispetto per le opinioni dell'elettore e dell'elettrice: i vertici non sanno parlare alla testa e all'anima delle persone. Con questo tipo di dirigenti non vinceremo mai.
Nanni Moretti, 2 febbraio 2002


«I libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della Resistenza, saranno revisionati se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione». (Marcello Dell'Utri)




Per saperne di più: un capitolo del libro - Prefazione e introduzione
Il libro è acquistabile online con uno sconto del 20% sul sito delle Edizioni Malatempora.



Vi ricordate un qualunque programma del vecchio PCI? Bene!


dal blog di beppe grillo:






Vittorio Mangano (Palermo, 1940-2000) è stato un criminale italiano legato a Cosa Nostra, conosciuto - attraverso le cronache giornalistiche che hanno seguito gli iter processuali che lo hanno visto coinvolto - con il soprannome di lo stalliere di Arcore.
Fu indicato al maxiprocesso di Palermo, sia da Tommaso Buscetta che da Totò Contorno, come uomo d'onore appartenente a Cosa Nostra, della famiglia di Pippo Calò, il capo della famiglia di Porta Nuova (della quale aveva fatto parte lo stesso Buscetta).
Fu stalliere (con funzioni di amministratore) nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, nella quale visse tra il 1973 e il 1975. Era stato proposto per quell'incarico da Marcello Dell'Utri. Il 28 novembre 1986 un attentato dinamitardo alla villa milanese creò danni alla cancellata esterna e Berlusconi parlando al telefono con dell'Utri accusò Mangano.
Il nome di Mangano viene citato dal Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino in una intervista rilasciata il 19 maggio 1992 riguardante i rapporti tra mafia, affari e politica, due mesi prima di essere ucciso nell'attentato di via d'Amelio. Borsellino affermò nell'intervista che Mangano era "uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia".
Il 19 luglio Mangano fu condannato all'ergastolo per il duplice omicidio di Giuseppe Pecoraro e Giovambattista Romano, quest'ultimo vittima della "lupara bianca" nel gennaio del 1995. Di questo secondo omicidio Mangano sarebbe stato l'esecutore materiale. Verrà inoltre sospettato di aver rapito il principe Luigi D'Angerio dopo una cena alla villa di Silvio Berlusconi, il 7 dicembre 1974.
Mangano, malato di tumore, morì pochi giorni dopo la sentenza, in carcere, dov'era già da cinque anni per reati per cui era stato precedentemente condannato (traffico di stupefacenti, estorsione).





"Se rinviano le elezioni, mi suicido". Lo dice il promotore della lista 'Aborto? No, grazie', Giuliano Ferrara, di fronte all'ipotesi di un rinvio ventilata dopo l'accoglimento del ricorso del Dc Pizza.
