lunedì 28 luglio 2008

Stornaiolo e la Peroni



Articolo di Antonio "Tata" Stornaiolo pubblicato su LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO del 28 luglio 2008 sull'incendio della fabbrica della Peroni di Bari.


E così se ne è andata in fumo anche la Peroni. In un’epoca di valori in crisi, di icone appannate, questa proprio non ci voleva. Una delle poche -forse l’unica- bionda naturale della nostra regione dove –si sa- le brunone sono in maggioranza, una chiara come lei non meritava di abbrustolire in quel modo.
Quell’impianto di produzione alla periferia di Bari la rendeva “casalinga” come l’olio d’oliva, le mozzarelle e gli strascinati con le cime di rape. Trangugiare lei o una tedesca qualsiasi infatti, per i baresi non è mai stata la stessa cosa. Nell’immaginario collettivo il Peroncino ghiacciato è un must: come le tre palle di San Nicola, come le auto in doppia fila in centro, come i lupini e le nocelle alle sagre di paese.
Perché sono tanti i ricordi, come ad esempio i numerosi modi che da ragazzi usavamo per stapparla. I più bravi di noi l’aprivano con i denti, i più pratici si aiutavano accostandola al bordo di un tavolo e poi giù una spinta; i più ingegnosi approfittando della chiave della macchina poggiata sull’indice della mano a far da leva sul tappo che per i bambini –tra l’altro- era l’ideale per giocare a rametta.
Per non parlare delle sue campagne pubblicitarie. Ricordate quella con la prima bionda della serie? Massì, la modella svedese Solvi Stubing, una semidea arrapantissima che, doppiata in modo sensuale ed ammiccante, diceva: “Nelle allegre riunioni o con i buoni bocconi, chiamami, chiamami… chiamami Peroni… sarò la tua birra…”. E tutti a desiderare di “chiamarla” perché –parliamoci chiaro- il doppio senso era evidente.
Eppoi il nostro prodotto tipico si esalta se accompagnato dal suo schiumeggiante sapore: vuoi mettere le cozze crude e le tagliatelle di mare senza la Peroni “sopra”? Ed il panzerotto e la focaccia? Tutta un’altra cosa insieme a lei, specialmente se messa a raffeddare tra le lastre di ghiaccio nelle bacinelle azzurre in faccia al mare.
Insomma, per noi bere una Peroni è come per gli inglesi bere il tè delle cinque: una tradizione, una pausa rilassante contro il logorìo della vita moderna. “Auè, ama scì a beve nù perongino io, tu e u’chembare?...”.
Ed infine come non sottolineare che la Peroni è stata, è e sarà la reginetta dei nostri giochi di società. Uno fra tutti: la passatella. Anche l’antico tocco, ancora oggi praticato da tutti i ceti cittadini –altro che golf- non sarà più lo stesso. Da oggi andare a jurmo sarà più triste.
Quando si dice il dolore è assai.

1 commento:

Jack ha detto...

Oltre alla peroni ci mancano Toti e Tata... :(